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di Rimini n.8 / 4.6.2003
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Il preferito: Maurizio Nanni.
Ognuno ha la vocazione che si sceglie. Maurizio Nanni, uomo di Casini a Rimini, si è scelto quella di Tarzan che, attaccato alla liana del trasformismo, passa con disinvoltura da un partito all’altro. Bisogna capirlo. Nella prima Repubblica era segretario della Confesercenti, in quota ai socialisti. Nel Garofano godeva di grande stima. Alle regionali del 1990 avevano bisogno di un candidato di bandiera, perchè l’accordo era di eleggere Vittorio Pieri di Cesena. La scelta è caduta su di lui e gli hanno spiegato tanto bene la faccenda che lui era convinto di poter essere eletto. Il nostro Preferito è fatto così: non riesce mai dire no al miraggio di uno sgabello.
Questa è solo la sua prima vita. La seconda comincia con Tangentopoli: crollano tutti i partiti storici, crolla il Psi, e fra tanti crolli Nanni capisce che finalmente si potrà far notare. Sceglie come prima occasione le elezioni del 94, quelle della discesa in campo del Cavaliere. Il segretario Pizzolante (sì, lui, l’attuale deputato Pdl) dichiara che non si schiera con la gioiosa machina da guerra di Occhetto e invita a votare per il Patto Segni. Il nostro Preferito storce il naso e sventola la bandiera di sinistra: noi sempre coi comunisti, ora e sempre Resistenza.
Passa qualche mese, si celebra l’ultimo congresso del Psi e Nanni si presenta raccontando che lui è il rappresentante dei nascenti circoli di Forza Italia. Ecco, diciamolo: il Preferito è l’uomo delle imprevedibili e improvvise conversioni. Da filocomunista ad anticomunista. Arrivano le elezioni del 1995 e Forza Italia, nella quale si è è annidato, cerca di mettere insieme i pezzi del vecchio pentapartito per tentare l’assalto a Palazzo Garampi. Tarzan-Nanni si erge forzitaliota puro e duro e si batte contro l’accordo con quella che lui chiama la vecchia politica. Arriva il primo congresso di Forza Italia e lui è il capofila della corrente laicista, che scalpita contro lo strapotere dei cattolici nel partito del Cavaliere. Perde, come sempre, ma sarà bene ricordarci di questa mirabolante performance.
Sì, perchè subito dopo abbraccia la sua liana e con un balzo approda in quel simil-partito (non ricordiamo nemmeno più come si chiamava) che Cossiga e Mastella misero in piedi per permettere a D’Alema di bombardare Belgrado. Esperienza effimera, ma ecco che con un salto di liana si infila in Democrazia Europea, partito democristiano creato da D’Antoni e durato una stagione. Ma non era il laicista puro e duro? No, la liana l’ha portato a diventare democristiano, in quel momento schierato contro l’alleanza di sinistra che ha eletto Ravaioli. Il suo passatempo preferito è spiegare a chi ha il coraggio di ascoltare che lui è il vero oppositore dei comunisti. Ne è tanto convinto che passa con l’Udc e la liana non conosce soste: prima sta con Giovanardi, poi con Bottiglione, poi con Casini. Alle ultime elezioni comunali ha preso un vagone di voti: 149. Due candidati che per la prima volta si affacciavano alla politica lo hanno di gran lunga superato.
E così è arrivato all’ultima performance: l’appoggio a Vitali nel ballottaggio provinciale. È stato scritto che in premio avrà la vice presidenza di Romagna Acque, la stessa che ebbe Ciuffolini per far cadere il pentapartito nel 1992. Corsi e ricorsi storici, direbbe Vico. Se ha un po’ di orgoglio non deve essere stato molto contento di come Vitali ha cercato di far digerire la cosa ai suoi puri e duri: anche se andiamo con Nanni siamo sempre noi, non perdiamo la verginità, e via andare. Il solito matrimonio d’interesse. Ma lui il laicista intemerato è contento di portare in dote alla sinistra i voti dei cattolici che si riconoscono nell’Udc. Difficile spiegargli che se proprio è bravo porta al massimo la metà del 149 presi nel 2006. Chi se ne frega: se va male, c’è sempre la liana pronta per un nuovo balzo.



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Il preferito: Maurizio Nanni.
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