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di Rimini n.8 / 4.6.2003
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Il talento della gioa
di ChiaraSole Ciavatta

Ho alle spalle 14 anni di anoressia, binge, bulimia e svariate problematiche correlate a queste patologie. Un’esperienza di infinito dolore che mi ha portata a rischiare più volte la vita. Ho chiesto aiuto in tantissime forme perché la disperazione oltre a logorare me annientava anche le persone vicine che mi amavano. Ho brancolato nel buio per tanto tempo, oscillando dai 36 ai 90 kg e sentendomi continuamente sottovalutata come essere umano che viveva una sofferenza più grande di sé.
Il concetto di comunione, di comunità e, soprattutto, di condivisione, come è espresso nelle parole del Vescovo Lambiasi, per me non esisteva. Oltre a tutto questo non c'era neanche il rispetto per il dolore della mia famiglia. Mi sono sentita derisa e emarginata. Non ho mai vissuto, o comunque molto raramente, la gioia di poter ricevere comprensione in una forma spassionata.
La società di oggi si incentra su un concetto assolutamente individualista in cui ognuno pensa a sè, ma è altrettanto vero che ognuno vive un dolore interiore che difficilmente riesce ad ammettere di avere. Il perché è semplice: guardarsi dentro è doloroso, accorgersi di sè ancor prima dell’altro fa male, e così concedere agli altri di entrare nel proprio mondo risulta un lusso per pochi. Una sorta di auto protezione apparente.
In realtà la condivisione può essere prima sofferenza, per poi diventare gioia e felicità. Condividere non vuol dire solo condividere la sofferenza, ma iniziare un percorso che si affronta insieme, che all’inizio potrebbe essere anche doloroso, ma ha come obiettivo la condivisione della vittoria finale e della felicità. Per chi si occupa come me di assistenza diventa tutto più facile e permettiamo a tanti che oggi si trovano nelle difficoltà di non sentirsi soli nell’affrontarle, di non trovarsi nell’impasse in cui io mi sono trovata per tanti anni.
Da quando sono guarita, dedico la mia vita ad aiutare quelle persone e quelle famiglie che oggi vivono quello che ho vissuto io. Ho fondato un'associazione che si occupa della cura e prevenzione dei disturbi alimentari ed un Centro nel quale l'intero metodo di cura è basato sulla condivisione. L'intero nucleo familiare viene preso in carico e aiutato nelle sue difficoltà di comunicazione e di comprensione, e tutte le persone del centro fanno una vita condivisa: si tratta di una vera e propria comunità aperta totalmente e inserita nella vita reale in cui ognuno porta qualcosa all'altro con fiducia e rispetto; come scrive il Vescovo: "Tutti siamo abbastanza poveri per dover ricevere, tutti abbastanza ricchi per poter dare".
Oggi è diventato davvero difficile vivere in questa società così frenetica e piena di aspettative basata sul primeggiare a tutti i costi; è necessario aiutare queste persone a reinserirsi affrontando insieme tutte le sfere della vita che vengono inquinate dal sintomo anoressico-bulimico: quella lavorativa, affettiva, familiare.
Sono malattie gravi, paralizzanti, che hanno origini profonde e personali, chi ne è colpito si sente emarginato e non compreso, ma in questo modo riescono pian piano a ritrovarsi e a costruirsi una vita ed una identità, comprendendo chi sono e cosa desiderano: hanno bisogno di sentire che non sono sole.
L’intera comunità civile ha il dovere di accorgersi e di essere davvero una comunità.


L'Assoc. MONDOSOLE (www.chiarasole.it) svolge un servizio di cura, riabilitazione, aggregazione e reinserimento sociale delle persone con disturbi alimentari, che si trasferiscono a Rimini da tutta Italia per l'intero percorso di cura.



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"(...) noi sappiamo che senza la Chiesa, non avremmo incontrato Gesù Cristo; sappiamo pure che nella barca di Pietro ci stiamo non per salvarla dal naufragio, ma per esserne salvati.
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Intervento di Massimo Conti.
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Il talento della gioa
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