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di Rimini n.8 / 4.6.2003
editoriali
Cinque talenti per la Chiesa. E per la città.
Una nave, una tempesta, la crisi: l'immagine presa a prestito per il suo primo messaggio da Mons. Lambiasi risponde a una precisa visione della chiesa e della società. Su quella nave in rotta verso Roma c'è un prigioniero, Paolo di Tarso. Va a farsi giudicare in appello. Si può immaginare quali siano su quella nave i rapporti di forza, stragrande maggioranza contro infima minoranza, "il resto d'Israele". Si può immaginare che cos'abbiano in testa gli schiavi che remano, i carcerieri, il comandante. Tanto più quando la tempesta li mette nei guai e il cibo scarseggia.
Nella ferialità, nella "sfiga", nel sudore succede il miracolo. Un piccolo miracolo, non una gran cosa. L'ebreo piccoletto dalla lingua tagliente come una spada lascia perdere la sua condizione di incatenato e ogni altra cautela: spezza il pane che ha, prega Dio e invita tutti a mangiare quel che hanno, senza paura del domani.
"Tutti si sentirono rianimati e anch'essi presero cibo", cioè la maggioranza che in genere pensa ai circensi, ai Totti del tempo e magari alle loro fidanzate e veline bellocce.
In sintesi: il vescovo sa meglio di tutti noi che il suo gregge è minoranza, "il resto d'Israele", e che la pancia di Rimini in genere pensa ad altro. A tutt'altro. Sa che il gregge è prigioniero - nei fatti più che nelle parole. Perciò gioca il tutto per tutto. Invita i cristiani a prendere sul serio quello che hanno dentro, quello che hanno incontrato, per offrirlo agli altri nelle circostanze normali.
Niente vittimismo sociologico, niente piagnistei da sacrestia.
Realismo, certezza e baldanza. Le sue parole alla diocesi sfidano tutti. Quindi ci è sembrato giusto farle commentare a persone diversissime tra loro, e non "addetti al mestiere"; qualcuno che viene dalla politica, altri solo dalle prove della vita. In ogni caso non commenti eruditi o il tentativo di trovare un aggancio con la vita pubblica cittadina, ma piccoli interventi, anche intimi, che hanno tutto il sapore del vissuto personale, del confronto “provato” con le parole consegnate da Mons. Lambiasi alla sua Chiesa e alla sua città.

Il testo integrale del messaggio è disponibile in formato pdf all'indirizzo
http://www.sangb.org/public/giornal/sognolachiesaOK-11.pdf



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Lo splendore della verità
"Allora si sente che il grande sogno che ci portiamo in cuore come un “marchio di fabbrica” – il sogno di una felicità infinita, perfetta, incontami- nata, senza più lutto né dolore né pianto – non è un miraggio disperante."
Intervento di Walter Raffaelli.
(continua)

Il pane dell'eucaristia
La logica di Gesù è la logica della gratuità, della condivisione totale: è la logica dell’amore. “Fare la comunione” significa la grazia e l’impegno a “fare comunione”.
Intervento di Carlo Bozzo.
(continua)

Il dono della Chiesa
"(...) noi sappiamo che senza la Chiesa, non avremmo incontrato Gesù Cristo; sappiamo pure che nella barca di Pietro ci stiamo non per salvarla dal naufragio, ma per esserne salvati.
Intervento di Maryna Vakulenko.
(continua)

Il talento della croce
"La fede non uccide l’intelligenza: la tiene in vita. Il vangelo non inibisce l’affettività, la sessualità: le mantiene in quota. Il divino non boccia l’umano e non lo schiaccia: lo promuove e lo esalta."
Intervento di Massimo Conti.
(continua)

Il talento della gioa
La logica di Gesù è la logica della gratuità, della condivisione totale: è la logica dell’amore. “Fare la comunione” significa la grazia e l’impegno a “fare comunione”.
Intervento di ChiaraSole Ciavatta.
(continua)


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